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L'Arte della Montagna o la Montagna nell'Arte?

Aggiornato il: 8 lug 2019




Valle Dell'Orta / Abruzzo / Denis Magro




IL CUORE LIMPIDO DELLA MONTAGNA

L'uomo della pianura quassù cerca il tempo passato e la sua identità. La purezza è rimasta intatta nelle pieghe remote del volto della montagna. Il cuore della montagna aveva un battito profondo come il cuore del montanaro battevano in accordo, come ali di farfalla. L'alba richiama zampilli d'acqua, dai ruscelli nascosti nell'intrigo dei pini rovescia zaffate di luce sulle vecchie lose cementate dalle lente stagioni. La luce del giorno scopre un muro, una porta cigolante. Da quella porta un tempo correva lo sguardo sull'arco immenso che la valle aprendosi al cielo lasciava scoprire. Oltre il manto dei boschi volavano, nubi, farfalle, fagiani di monte. Dietro quella porta si intravvede controluce un tavolino massiccio di noce con il cesto del pane raffermo, pane scuro di segala. Una ciotola vuota, latte raggrumato, mezza candela spenta.


E. Dulevant




Thomas Hill

Sin da piccolo ho potuto conoscere le montagne da vicino, in special modo le Dolomiti venete, e le sensazioni provate nell'infanzia permangono tuttora impresse in me.

L'immensità è inarrivabile ed il silenzio frastornante, l'eco lontano mormora storie boschive ed il balzano torrente prima muore poi nasce.



James Edward Hervey Macdonald

Questi sono luoghi in cui ci si sente ancora più inermi e fragili, non tristezza, quasi malinconia, ma soprattutto rispetto, come quello verso un nonno duro e saggio.

Il risveglio tra i pini resinosi che sanguinano linfa odorosa sul secco manto non erboso del sottobosco, friabile, denso e scivoloso.

La solitudine è sempre condivisa tramite gli echi rocciosi e bluastri, ed il ruscello conoscendo ciò si riversa nell'impervia cascata.

Ed il ceruleo si inoltra tra gli alberi, tra il verde sgargiante, in un trotto frenetico, quasi imbizzarrito.



Paul Cézanne / Montagne Sainte-Victoire au-dessus de la route du Tholonet

La montagna non ti illude. La montagna è leale. La montagna non ti tende la trappola del ti amo. La montagna con i suoi sassi che cadono ti dice sempre di stare attento. Come dovremmo fare noi tra persone, che non dovremmo mai dirci “ti amerò sempre” ma solo “proviamo”.


Mauro Corona


Le giornate che furono ai piedi dei vecchi saggi, a costruire dighe nel turchese torrente, e gli schiaffi liquidi dei sassi lanciati sempre più in là.

Gli spruzzi marmorei luccicano e scintillano i frammenti di caldo sole, ed il flebile tonfo riecheggia per non molto, per poi tornare.



La resina è il prodotto di un dolore, una lacrima che cola dall'albero ferito. Quelle gocce giallo miele, non scappano, non scivolano via come l'acqua, non abbandonano l'albero. Rimangono incollate al tronco, per tenergli compagnia, per aiutarlo a resistere, a crescere ancora. I ricordi sono gocce di resina che sgorgano dalle ferite della vita. Anche quelli belli diventano punture. Perché, col tempo, si fanno tristi, sono irrimediabilmente già stati, passati, perduti per sempre. Gocce di resina sono piccoli episodi, aneddoti minimi, spintoni che hanno contribuito a tenermi sul sentiero. Proprio perché indelebili sono rimasti attaccati al tronco. Come fili di resina emanano profumi, sapori, nostalgie. Tutto quello che ci è accaduto, o che abbiamo udito raccontare ha lasciato un segno dentro di noi, un insegnamento, o, quantomeno, ci ha fatto riflettere. La vita, nel bene e nel male, è maestra per tutti.

Mauro Corona




Vincent Van Gogh, Campo di grano con montagne sullo sfondo.

La montagna cambia volto in un attimo, prima ti sorride e senza che tu te ne accorga versa plumbee lacrime, il grigio incombe ed i nembi candidi impietriscono, aleggiano e spariscono, riappaiono e nuovamente spariscono, mentre il fugace lampo si dilegua fragoroso, non dolcemente ma rimbombante.

Non solo tuoni, ma anche pennellate vivaci di fiori tra i prati, non solo temporali ma anche ronzii di api indaffarate, non solo rocce ma anche verdi vallate, non solo silenzi ma anche canti mai ascoltati.



Paul Gauguin

Luogo silente, divertente, giocondo e profondo, terra ardua di duro lavoro, campi immaturi e ribelli, pascoli dispersi nei meandri atavici del tempo stesso, greggi da sfamare e tosare, cosi come le immense praterie.







E mentre distante la vita scorre, galoppa incessante, non tra le vallate ma nelle caotiche città, in montagna tutto è stasi, tutto tace, non paralizzato ma calmo, ai piedi di esse si perde il contatto con il proprio io, qui invece ci si viene per ritrovarlo.

La mente vaga e sorvola il torrente come il merlo acquaiolo, si immerge nelle acqua più profonde dell'inconscio per cercare nutrimento, e poi affiora, riaffiora, sboccia.





Un posto non profano, lieto e schietto, l'eco della tesa mano, protesa, estesa, distesa, la fatica della salita la gioia della discesa.

Gli inverni temprano la gente che vi abita, le tormente, i tormenti.

Le temperature rigide impartiscono le leggi della legna, le scuse appena nascono si disperdono con la leggera bruma mattutina.



Giovanni Segantini

Quante anime hanno scalato le nude rocce per ergersi tra pensieri maestosi, eremiti in cerca di eremi da abitare, angoli in cui pregare, silenzi in cui giacere, giacigli in cui meditare.



Verso l'Eremo di San Bartolomeo in Legio / Denis Magro


Luoghi di estremo raccoglimento, pentimento, non di caducità ma resurrezione, ogni passo è sacro, ed ognuno porta alla pace, non canta, tace.



Verso l'Eremo di San Bartolomeo in Legio / Denis Magro

La terra è morbida, friabile, adatta ad essere scavata con facilità, essa è mansueta e non molto aspra, mentre la roccia è burbera e tagliente, delle volte si sgretola ma molte altre rimane integra e non scalfita.

Essa si oppone maestosa, e si lascia incidere solo da chi sa vedere in essa la bellezza.



Eremo di San Bartolomeo in Legio / Denis Magro

L'eremita

O notte silenziosa, conforto del mondo, vieni! Come scendi dai monti pian piano. Dormono tutti i venti. Solo un navigante, stanco di errare, diffonde sul mare il suo canto serale e lode di Dio, nel porto. Gli anni passano come le nuvole e mi lasciano qui tutto solo. Il mondo mi ha dimenticato, e tu ti sei accostata meravigliosa a me, quando, assorto nei miei pensieri, qui sedevo, mentre il bosco stormiva. O notte silenziosa, conforto del mondo! Il giorno mi ha tanto stancato, il vasto mare già si oscura. Lascia che io mi riposi dal piacere e dalla pena, sinché l'aurora eterna sfavillante attraversi il bosco silenzioso.

Joseph Von Eichendorff




Eremo di San Bartolomeo in Legio / Denis Magro

Un'opera straordinaria scavata, incastonata nella roccia rude e gentile della montagna, che si è lasciata forgiare e scolpire dallo scultore che ha voluto scoprire, lei e se stesso.


Amo passeggiare nel bosco, e udire lo scricchiolio degli aghi secchi di Pino, vedere le pigne rotolare a valle, ed in lontananza intravvedere i purpurei lamponi luccicare tra lo sgargiante verde.

Ed i sentieri scoscesi rugiadosi arsi di morbidi muschi portano inevitabilmente ad incantevoli scorci dove udire l'urlo distante dell'Aquila Reale.





Tra le vette, la Natura si erge selvaggia e ribelle, ed esige rispetto, quando cosi non è, se ne pagano le amare conseguenze.



Denis Magro / Dolomiti / trees


Essa porge segnali che è bene cogliere, altrimenti tutta la sua forza si riverserà inaudita, come un rigurgito funereo e funesto! ciò è impresso in maniera indelebile nelle anime bianche di Longarone, che hanno pagato con la loro vita, l'affronto fatto da uomini spregevoli, la noncuranza, l'avidità e la brama di denaro, hanno accecato e stregato, occhi di uomini malvagi e meschini.

I segnali erano chiari e vividi, la natura avvertì, più e più volte, ma quelle poche persone decisero di non ascoltare, uccidendo cosi 2000 abitanti.

NO! Non fu colpa della Natura, ma dell'uomo.

Vajont 9 Ottobre 1963.



Vajont / Denis Magro


La Montagna prima di essere scalata va amata, studiata, capita, essa ti porge la mano ma non perdona, l'ignoranza verso essa non sempre concede una seconda possibilità.

Innamoratevi di essa, cantate assieme la meraviglia che infonde, spiatela mentre si specchia nel turchese lago, respiratene la vitrea aria ed il profumo boschivo, non oltraggiatela ma beneditela, perché essa conosce il mistero della vita, e nessuno più di lei conosce il divino, fra il celeste azzurro.



Erto / Mountain / Denis Magro

Quando uomini e montagne si incontrano, grandi cose accadono.


William Blake




Al prossimo articolo 😎

Ps : Mi farebbe piacere condividessi i miei articoli ✈


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