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Fotografia della morte nell'arte...e nella vita



Denis Magro photographer







Verrà la morte e avrà i tuoi occhi


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Così li vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla. Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti.



Questa è una poesia di Cesare Pavese, nato nel 1908 a Santo Stefano Belbo, e morto nel 1950, è stato un grande scrittore e poeta italiano.

Ecco cosa scriveva esso sulla morte.


Tema universale che ahimè fa parte dell'esistenza di ogni essere e di ogni creatura.

Interpretata culturalmente con varie sfumature, ma con una fine uguale per tutti, difatti essa è la più grande forma democratica...forse... in quanto "l'intero popolo" sarà chiamato a votare, per un partito, l'unico! La morte inizia con la democrazia e finisce col totalitarismo.




Jean-Léon Gérôme (Vesoul, 11 maggio 1824 – Parigi, 28 gennaio 1904) è stato un pittore e scultore francese.

Artista con forte attaccamento al Neo-classicismo Francese, andando controcorrente rispetto al movimento Impressionista nato in quel periodo.

Di Gérôme voglio mostrarvi in particolare un'opera, intitolata in Il duello dopo la festa in maschera (1859).



Il duello dopo la festa in maschera / Jean-Léon Gérôme


È tarda notte, i primi gialli (colore del disfacimento delle carni) albori si insinuano tra gli alberi, la luce è fioca, il carnevale, festività tinta di colori e gioia, nella quale ci si maschera, ma in questo caso svela!

Un Pierrot morente, viene sostenuto da alcuni amici, mentre l'Irochese di spalle viene sorretto da un Arlecchino impietrito con il volto scuro.

La morte dopo la vita, il duello dopo la festa, la disperazione dopo l'ilarità.

Ci si aspetterebbe un opera teatrale, ed invece no! tra la bruma in lontananza, delle carrozze, che attendono di caricare le persone, vive o morte che siano.


Secondo molte interpretazioni la parola "carnevale" deriverebbe dal latino carnem levare ("eliminare la carne") o più probabilmente da carnem vale ("carne addio"), poiché indicava il banchetto che si teneva l'ultimo giorno di Carnevale. ( wikipedia)


Ma in questo caso trovo sia l'addio della carne (viva) alla vita.


Passiamo ora in Danimarca, a conoscere Hans Andersen Brendekilde (7 aprile 1857 Brændekilde, Odense Municipality - 30 marzo 1942, Jyllinge ).

I suoi soggetti erano personaggi di vita comune, di corrente realista, spicca per il suo dipinto più famoso, intotolato : "Worn Out"



Worn Out / Hans Andersen Brendekilde

Opera monumentale, di una bellezza estasiante, in netto contrasto con la disperazione della scena rappresentata; che riesce ad apparire comunque eterea quasi fosse un sogno.

Anche qui la morte! questa volta di un anziano uomo, un contadino consumato dal duro lavoro nei campi, il corpo vicino a delle pietre che con tutta probabilità mostrano gli ultimi sforzi compiuti da questa persona, sassi che stava togliendo dal podere.

una salma appoggiata alla terra, sua dimora di lavoro, di vita, e di morte.

Si possono quasi udire le grida della povera donna, inutili oramai, disperdersi in quello che sembra un deserto.


In quegli anni fu inventata la prima dagherrotipia (1840) per cui nel periodo precedente a questa data, si usavano esclusivamente i dipinti, per raffigurare... qualunque cosa.

Pittori famosi come Monet, Picasso, Gauguin dipinsero delle persone defunte a loro care, per elaborare il lutto.

Con questa invenzione, l'atto di ritrarre i defunti passò alla fotografia, dando vita a questa particolare corrente fotografica, ovvero la : Fotografia post-mortem.





I primi anni si caratterizzarono per la posa, i deceduti venivano distesi sul divano, appoggiati ad un cuscino, come se stessero semplicemente riposando.

Ma gli anni a seguire furono ancora più particolari, in quanto le salme venivano poste in posizioni (solitamente appartenenti alla vita) per esempio sedute su delle sedie con gli occhi aperti, come se esse fossero ancora in vita.

Mentre i bambini rimasero confinati ai loro piccoli lettini e nelle culle.

La fotografia post-mortem potrebbe far pensare ad una cosa esclusivamente legata al passato... ed invece in alcune zone del mondo viene ancora praticata, in particolare in Europa orientale.





(Voglio sdrammatizzare un po questo tema, che va sempre "maneggiato con grande rispetto"

Dico: per fortuna non vi era Instagram in quell'epoca fiuuu) 😥



Ma oltre a questo, dove possiamo spingerci?


Qualcuno ha dato una risposta molto forte a questa domanda!

Costui è Gunter von Hagens, se non avete avuto la s-fortuna di vedere la sua mostra (Body worlds) dal vivo, è probabile abbiate visto per lo meno alcune delle sue opere in internet od in televisione.



gunther von hagens / body worlds


Qui il tema morte viene elaborato, distorto, trasformato, quasi un macabro gioco artistico-scientifico, in cui le membra vengono plasmate per partorire nuove entità, prive di vita, ripulite dal calvario e rese celebri per sempre.



gunther von hagens / body worlds

Ma il senso estetico inizia dove finisce quello etico? personalmente trovo questi corpi delle grandi opere pseudo-artistico-scientiche, dove per mano dell'uomo la morte non può essere fermata, ma può essere resa immortale, uno strano gioco di parole ma di fatto, un dato oggettivo.

Gli stessi egiziani cercarono e riuscirono a rendere in qualche modo la morte immortale, tramite la mummificazione.




gunther von hagens / body worlds


Elmgreen & Dragset, Sono un coppia di artisti danesi (1961 e 1969) ed hanno presentato alla 53esima Biennale di Venezia (2009) un'opera molto provocatoria, intitolata : Death of a Collector




Il duo di artisti Elmgreen e Dragset ha trasformato il padiglione danese e nordico nel playboy pad del finto Mr B, per l'installazione del 2009 intitolata "The Collectors". Opere di 24 artisti hanno decorato le pareti, creando la casa dei raccoglitori di finzione. Davanti al Padiglione, sdraiato a faccia in giù in una piscina, c'era un Mr B affogato, con le scarpe e le calze a lato, e il suo costoso orologio luccicante sul fondo. Due anni dopo, alla Galerie Emmanuel Perrotin, il mistero del signor B continua con frammenti della sua vita e della sua morte. La prima stanza si trasforma in un'imponente dimora borghese, con fredde mura grigie e un immenso caminetto bianco ad un'estremità e un tavolo di marmo all'altra. Rannicchiato nell'alcova del camino c'è un ragazzino, vestito con una divisa della scuola pubblica. Sopra il camino c'è un ritratto austero dello stesso ragazzo. All'altra estremità della stanza, un mazzo di fiori morti giace sul tavolo, e uno specchio con le parole "Non ti rivedrò mai più" è scarabocchiato su di loro sul muro sopra di esso. - via Unlock Paris .


Ma un dipinto od un opera per quanto possano scuoterci, non potranno mai sostituire la realtà!

Come detto all'inizio, e come ovviamente sappiamo già tutti, la fine è un dato indissolubile con la vita, la morte appartiene all'esistenza tanto quanto la nascita.


Ho anche detto che essa inizia come democrazia e finisce come totalitaria, e l' essere umano, in quanto dotato d' intelligenza, tramite gli studi medico-scientifici può attutire il peso delle malattie, attuando quindi uno pseudo-allungamento della vita.

Benissimo fin qui ci siamo... e ciò risulta essere secondo il mio parere, la massima espressione dell'etica in simbiosi con l'evoluzione.

Ma cosa succede quando gli umani giocano con il proprio libero arbitrio? Quando decidono di non decidere?

Quando sopraggiunge un decesso, non per mano del fato, vi sono due morti, quando una persona ne uccide un'altra, l'altezza umana si arresta, c'è un momento in cui invece si sgretola, ed è nell'attimo in cui noi tutti ci fermiamo a guardare le "artificiali morti" inghiottire nel nulla, uomini, donne e bambini, come se non fosse mai accaduto.


Noi occidentali siamo bravi a dire : per fortuna non è successo a me! allo stesso modo siamo la cultura che ancora oggi non è riuscita a capire che la morte, quella vera, democratica e totalitaria è parte del tutto, e che quella artificiale invece non va accettata, non va compresa, non va tollerata!

L’idea che si morirà è più crudele del morire, ma meno dell’idea che un altro sia morto. (Marcel Proust)



Aylan il bambino Siriano morto in mare

Se sono qui a scrivere è perché come tante altre persone amo l'arte, e sono rimasto indubbiamente molto contento nel vedere la gara di donazioni al fine di poter ricostruire Notre-Dame di Parigi (opera sublime che merita di essere ripristinata)

Tutto il mondo si è mosso per porgere la mano alla Francia, colei che è "forse" in prima linea nel destabilizzare proprio la città da cui proviene questa creatura distesa esanime sulla spiaggia.



Aylan il bambino Siriano morto in mare


Il punto è che ne sono stati raccolti troppi! oltre 900 milioni di euro, (ovviamente, non è di certo una colpa la generosità elargita in questo caso, ma bensì le mancanze collettive per altre priorità).

Cosa c'entra ciò con l'articolo? in realtà potrebbe non collegarsi in nessun modo, ma se guardate la foto qui sopra potrete trarre delle conclusioni.

L'arte fa parte della vita, senza vita non vi può essere arte, la morte può essere rappresentata, ma un essere umano morto in questo modo, non è nulla di tutto ciò, è un obbrobrio all'intelligenza ed all'evoluzione; sarebbe bello vedere più gare di solidarietà dedite a salvare una vita piuttosto che un opera, senza la prima la seconda non potrebbe esistere.


(Questo articolo non vuole in nessun modo mancare di rispetto o prendere alla leggera il tema della morte, è piuttosto un inno alla vita ed all'arte... tramite alcune opere e riflessioni ho voluto farvi fare un viaggio, una visita guidata dentro al NOI collettivo)


Chiudo con un passaggio di uno dei miei autori preferiti Khalil Gibran :


Voi vorreste conoscere il segreto della morte. Ma come potrete trovarlo, se non lo cercate nel cuore della vita? Il gufo, i cui occhi legati alla notte non vedono di giorno, non può svelare il mistero della luce. Se davvero volete contemplare lo spirito della morte, spalancate il cuore al corpo della vita. Perché la vita e la morte sono una sola cosa, come il fiume ed il mare. Nel profondo delle vostre speranze e dei vostri desideri risiede la muta conoscenza dell'Oltre; E come semi che sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera. Fidatevi dei sogni, perché in essi è nascosto il passaggio verso l'eternità. Il vostro timore della morte è come il tremito del pastore davanti al re la cui mano si posa su di lui per onorarlo. Non è forse contento il pastore, sotto quel tremito, perché potrà fregiarsi del segno regale? Eppure non è forse più attento al suo tremore?

Perché cos'è morire, se non esser nudi nel vento e fondersi nel sole? E che altro è non più respirare, se non liberare il respiro delle sue insonni maree, perché possa levarsi ed espandersi e cercar Dio senza ingombri? Solo quando berrete al fiume del silenzio canterete davvero. E quando avrete raggiunto la sommità del monte, comincerete a salire. E quando la terra esigerà le vostre membra, solo allora danzerete veramente.


Mi farebbe piacere condividessi i miei articoli!



A Lunedì prossimo 😉


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